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Articoli - Archivio

08/09/2014
PRIMI SEGNALI DI RIPRESA

Trasporto merci

 

Più camion in autostrada e più container nei nostri porti, mentre cala il traffico ferroviario. Bene soprattutto l’export, ma la domanda interna è ancora in sofferenza. Dal Brennero a Gioia Tauro, ecco tutti i dati di una speranza

Massimo Lanari

Dal trasporto merci arrivano buone notizie per la nostra economia. Intendiamoci, non è ancora la tanto agognata ripresa. Ma, per la prima volta dal 2011, il numero di camion sulle nostre strade e il numero di merci nei nostri porti e aeroporti, nel 2013 e nella prima metà del 2014, è tornato a salire.

I numeri li ha forniti Confetra: complessivamente, nel 2013 il traffico merci su strada è cresciuto del 4,2%. Merito soprattutto dell’export, visto che gran parte della crescita è dovuta all’aumento dei trasporti internazionali (+3,4%) mentre quelli nazionali crescono appena dello 0,8%. La richiesta di merci italiane (secondo i dati dell’Ice) è cresciuta soprattutto in Belgio, Gran Bretagna ed Europa dell’Est, mentre ha subito una leggera contrazione in Francia e Germania. Particolarmente marcata la crescita delle merci trasportate dai corrieri, con un +1,5% per le consegne nazionali e un +4% per quelle internazionali. I dati Istat sulla produzione industriale mostrano segnali di ripresa per quanto riguarda gli alimentari, i farmaci, gli elettrodomestici e i prodotti siderurgici. Nella seconda parte dell’anno, si rivede il segno più anche per quanto riguarda la produzione e il trasporto di automobili. È ancora buio, invece, per il tessile e per i prodotti petroliferi.

Ma cosa succede sulle nostre strade? Secondo i dati dell’Aiscat, nel primo trimestre del 2014 il traffico pesante è cresciuto dello 0,9% rispetto allo stesso periodo del 2013, lo stesso – limitato – incremento del flusso automobilistico. Crescono, in particolare, i traffici al Monte Bianco (+1,2%), al Frejus (+2%), al Brennero (+3,2%), sulla A4 tra Venezia e Trieste (+3,9%) e a Ventimiglia (+2,3%). Segno che i traffici internazionali, che riguardano soprattutto l’export, sono in ripresa, mentre la domanda interna risulta ancora drammaticamente stagnante.

Diversa la situazione dei nostri porti. A Genova, fino ad aprile, erano state movimentate 16,2 milioni di tonnellate di merci, con un calo dell’1,3% rispetto al 2013. A causare la flessione, soprattutto l’import-export di oli minerali e rinfuse solide, mentre i container sono cresciuti del 3,3%. L’ennesimo segnale di un’industria pesante e in difficoltà, mentre il manifatturiero dà qualche segno di risveglio. La stessa tendenza si è vista a Savona (+1,3% di tonnellaggio generale, +14,4% di container ad aprile 2014), La Spezia (nel 2013 +1% totale, +7% container), Gioia Tauro (nel 2013 +14% di container), Cagliari (nel 2013 +12,3% di container), Venezia (ad aprile -13,2% generale, -1,2% container) e Trieste (a maggio container +4,57%). Ci sono però importanti eccezioni: Livorno (nel primo trimestre +0,6% totale, -2,7% container), Napoli (primo trimestre +1,8% totale, -15% container), Taranto (ad aprile +16,8 totale, -8,4% container), Ancona (ad aprile +42,5% totale, -8,3% container), Ravenna (a febbraio +8,7% totale, -10,5% container). Si tratta però di situazioni particolari: Napoli e Taranto, in particolare, pagano i ritardi nell’esecuzione dei lavori di dragaggio dei fondali, che stanno facendo scappare, rispettivamente, colossi del calibro della cinese Cosco e della taiwanese Evergreen. Mentre Livorno, Ravenna e Ancona attendono da anni interventi di potenziamento che ancora stentano a decollare. In generale, oltre all’aumento dei container, Confetra nota anche una generale tenuta del traffico Ro-Ro delle Autostrade del mare, nonostante l’abolizione dell’Ecobonus: gli autoarticolati e i semirimorchi che salgono a bordo delle navi sono infatti cresciuti dello 0,2%.

Quanto alle ferrovie, anche nel 2013 il trasporto merci su rotaia ha subito una diminuzione del 5,2%. Colpa, secondo il presidente di Confetra Nereo Marcucci, “delle tariffe fuori mercato praticate da Trenitalia, che di fatto sta abbandonando il trasporto merci a favore di quello passeggeri”. Se a questo si aggiunge il fatto che, per essere realmente competitivo, il trasporto ferroviario ha bisogno di lunghe tratte e di notevoli quantitativi di merce da trasportare, il gioco è fatto. E, in assenza di investimenti infrastrutturali, la situazione è destinata a rimanere invariata.

Chiudiamo con il cargo aereo, che cresce del 2,1%, ma che rimane una modalità di trasporto delle merci decisamente residuale. Che dire, dunque? L’andamento del trasporto merci in Italia riflette la situazione economica di grave crisi. Ma si potrebbe fare di più: con gli investimenti appropriati e le infrastrutture giuste, l’Italia potrebbe sfruttare la sua posizione strategica per diventare il fulcro del sistema dei trasporti internazionale. Sono milioni le tonnellate di merci che attraversano il Mediterraneo senza fermarsi nei nostri porti, preferendo invece gli scali del Nord Europa. Più economici, con più infrastrutture, meno burocratizzati. Lo sanno, questo, i nostri politici? 

 

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